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Federazione della Sinistra - Ufficio elettorale
CASSAZIONE:CANDIDATI NON POSSONO ENTRARE IN SEGGI ELETTORALI PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Marzo 2010 13:58
Chi e' candidato alle elezioni non puo' entrare nei seggi elettorali diversi da quello in cui e' iscritto e non puo' turbare le operazioni di spoglio. Lo sottolinea la Cassazione confermando la condanna al pagamento di 2.400 euro inflitta dalla Corte d'appello di Torino a Fabrizio Bertot, candidato sindaco - poi eletto - a Rivarolo Canavese nel maggio 2003 .

repubblica.it
 
Vescovi in campo - Volata a Polverini - Liberazione PDF Stampa E-mail
Martedì 23 Marzo 2010 11:37

La politica di Bagnasco «Un voto contro l'aborto»
di Alessandro Speciale

Ameno di una settimana dal voto regionale, i vescovi tornano a battere sul tasto ben noto dei valori non negoziabili. Saranno forse i sondaggi sempre in bilico In alcune regioni chiave come Lazio o Piemonte, sarà che il pasticcio delle liste ha sparigliato le carte o sarà che il pressing del Foglio di Giuliano Ferrara, orchestrato dietro le quinte dal sempre attivo cardinale Camillo Ruini, alla fine ha costretto i vescovi a entrare come un tempo nel cuore della politica italiana. Fatto sta che nella consueta prolusione letta ieri in apertura dei lavori del “parlamentino” della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco ha ribadito che, nelle urne, il «discrimine» necessario tra candidati e programmi, i cattolici - e non solo loro - lo devono fare prima di tutto su aborto, vita e famiglia.
Il resto dal «diritto al lavoro e alla casa» alla «accoglienza verso gli immigrati» fino alla «libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata» - può attendere. Come dire: non si sognino i cattolici di votare Emma Bonino, Niki Vendola o Mercedes Bresso, magari perché sinceramente schifati dagli affari della cricca o dal decreto salva-liste. Alla sua netta dichiarazione di voto, Bagnasco ha poi aggiunto un'altra indicazione che non sarà suonata sgradita alle orecchie della maggioranza, alle prese con lo spettro dell'astensione: «L'evento del voto è un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare». Eppure, nei mesi passati, la Cei post-ruiniana di Bagnasco e del segretario generale Mariano Crociata - ancora scossa dai postumi del caso Boffo - aveva provato faticosamente a trovare una voce diversa sulle vicende italiane.
In gennaio, di fronte alle insistenti domande dei giornalisti, Crociata si era rifiutato di scomunicare Bonino, mentre qualche giorno dopo l'influente vescovo Arrigo Miglio aveva sottolineato che le regionali dovrebbero avere al centro «i problemi locali» e sociali, «al di là degli schieramenti e delle formule».
Poi, qualche settimana fa, la svolta: il cardinale Vallini, vicario del papa per Roma, che un mese prima, dalla tribuna dell'Osservatore Romano, aveva preferito «bacchettare il sindaco Alemanno, raccomandandogli «una speciale attenzione ai poveri», prende posizione in vista del voto in chiave chiaramente anti-Bonino; Avvenire, fino ad allora rimproverato di troppa timidezza, comincia a bersagliare la candidata radicale, bollandola come «incompatibile e ostile alla visione cristiana»; infine, ieri, gli strali di Bagnasco.
In mezzo, c'è stata la campagna martellante del Foglio perché i vescovi scendessero in campo senza se e senza ma contro il diavolo-Bonino; e, forse, le inattese difficoltà del centrodestra, soprattutto a Roma, che hanno convinto la Chiesa a gettarsi nella mischia come un tempo. Resta il fatto che, nello scenario politico italiano, i vescovi non trovano al momento soggetti a cui affidarsi ciecamente. Prova ne sono le parole aspre che lo stesso Bagnasco ha riservato ieri ai nuovi casi di corruzione emersi in questi ultimi mesi: basta con i «comportamenti iniqui» e le «contiguità affaristiche» di chi ha responsabilità pubbliche, ha ammonito; basta con la «falsa indulgenza secondo la quale, poiché tutti sembrano rubare, ciascuno si ritiene autorizzato a sua volta a farlo senza più scrupoli». Nessuno deve cercare, per il presidente dei vescovi, «alibi preventivi» o «coperture impossibili» alle proprie ruberie, perché «sottrarre qualcosa a ciò che fa parte della cosa pubblica non è rubare di meno»; «semmai, se fosse possibile, sarebbe un rubare di più », «a qualunque livello si operi e in qualunque ambiente». E questo ha concluso Bagnasco – è tanto più valido per chi si vuole definire «credente».
 

 
FERRERO: ACQUA, RESTI BENE COMUNE - IN PRIMA FILA A MANIFESTAZIONE DEL 20 MARZO A ROMA PDF Stampa E-mail
Venerdì 19 Marzo 2010 14:39

La Federazione della Sinistra e io personalmente aderiamo e parteciperemo in prima fila alla manifestazione nazionale che si terrà domani, sabato 20 marzo, a Roma per bloccare il processo di privatizzazione dell'acqua voluto dal Governo Berlusconi ed è mobilitata in tutte le sedi territoriali per contribuire alla riuscita di questa importante giornata.
In un momento di crisi mondiale delle economie dei paesi ricchi, emerge in tutta la sua drammaticità l'aggravarsi delle diseguaglianze sociali ed economiche, ponendo al centro del dibattito politico il tema di un altro modello di produzione e della democrazia partecipativa nelle decisioni che riguardano l'acqua e i beni comuni.
L'acqua deve rimanerefuori dal mercato, è un bene comune e un diritto umano universale e va gestita in modo pubblico, con aziende di diritto pubblico.
Su questi punti chiediamo a tutte le altre forze politiche di esprimersi con altrettanta nettezza perché dalla difesa dell'acqua pubblica parta una straordinaria mobilitazione a difesa di tutti i beni comuni, per dire No al nucleare, alle grandi opere che devastano l'ambiente e il territorio e alla gestione dei rifiuti incentrata su inceneritori e discariche.
Noi faremo la nostra parte a iniziare dalle prossime scadenze elettorali. La Federazione della Sinistra alla manifestazione da un ampia delegazione guidata da me, Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra.

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Marzo 2010 14:49
 
DL Salvaliste - Il parere della Corte Costituzionale PDF Stampa E-mail
Venerdì 19 Marzo 2010 10:27

ROMA - La Corte Costituzionale ha rigettato la richiesta di sospensione del decreto legge 'salva-liste' presentata dalla Regione Lazio. E lo ha fatto escludendo il rischio di un "danno grave e irreparabile" al regolare svolgimento delle elezioni regionali sulla base di norme suscettibili di una successiva bocciatura. La Consulta infatti, si pronuncerà solo tra uno o due mesi, a elezioni concluse, sul merito della legittimità del decreto. Una decisione che, a detta della giunta laziale, potrebbe creare "un danno per l'interesse pubblico", nel caso in cui il 'salva-liste' venisse dichiarato incostituzionale. Resta aperta, invece, la questione sollevata da Vittorio Sgarbi che chiede di rinviare le elezioni dopo che la sua lista è stata riammessa dal Tar. "A ora non c'è una formalizzazione (Sgarbi ha 36 ore di tempo per presentare la richiesta ndr). Quando questa ci sarà, bisognerà concertare con il governo: prima che io firmi il decreto c'è bisogno dell'intesa con l'esecutivo" dice il vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino.

La motivazione. Secondo la Consulta "l'eventuale sospensione dell'efficacia" del dl "salva liste" "non potrebbe rimuovere in via definitiva la condizione di precarietà che caratterizza l'imminente competizione elettorale, in ragione della vigenza di un decreto legge non ancora convertito ed al momento già oggetto di ulteriore ricorso in via principale" dinanzi alla Corte Costituzionale. I giudici costituzionali, nell'ordinanza n.107 depositata in serata in cancelleria scritta dal vicepresidente della Corte Ugo De Siervo, hanno inoltre riconosciuto  che la condizione di precarietà dell'imminente appuntamento elettorale è "in sè suscettibile di generare gravi incertezze che si potrebbero ripercuotere sull'esercizio di diritti politici fondamentali e sull'esito stesso delle elezioni", ma in ogni caso 'permarrebbe con identica gravita anche nel caso in cui fosse accolta la domanda di sospensione cautelare del decreto legge 'salva liste'. Infatti, "ben potrebbe verificarsi" che il giudizio di legittimità costituzionale sul decreto, che la Corte pronuncerà nel merito solo in futuro, "si concluda definitivamente con una pronuncia di non fondatezza, ovvero di inammissibilita"; in tal caso - sottolinea la Consulta -  la sospensione dell'efficacia del dl "potrebbe produrre un danno analogo, per qualità ed intensità, ai diritti e agli interessi implicati dallo svolgimento delle elezioni, che deriverebbe, in senso uguale e contrario, dall'applicazione delle disposizioni censurate".

repubblica.it

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Marzo 2010 10:33
 


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