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PostHeaderIcon PROVINCE :UN GOVERNO DI NON ELETTI VORREBBE SCIOGLIERE PER DECRETO RAPPRESENTANZE DEMOCRATICHE ELETTE DAL POPOLO.

Il Partito della Rifondazione Comunista invita alla mobilitazione ed all’opposizione contro questa misura,  a difesa della democrazia e del ruolo costituzionale degli Enti Locali e delle province, a tutela dei diritti dei cittadini e dei servizi di interesse pubblico.

Alcune riflessioni del Dipartimento nazionale  Enti Locali del PRC

 

Il decreto legge approvato ( 201/2011 ) il 28 dicembre u.s. inerente la manovra economica del Governo Monti contiene , insieme agli altri punti di attacco alla democrazia ed alle condizioni di vita dei soggetti più deboli ,una norma di chiaro segno anticostituzionale (art.23 commi 14/22 ) : lo scioglimento dei consigli provinciali appena andranno a scadenza naturale e la non elezione di quei consigli provinciali che andavano rinnovati entro il 31 /12 /2012 , con relativo commissariamento ; la  trasformazione delle Province in enti di secondo livello ,eletti dai consigli comunali del territorio provinciale , con semplice funzione di “indirizzo politico delle attività dei Comuni “.

Entro il 30 dicembre 2012 , con legge statale , saranno definite le modalità di elezione dei consigli provinciali che saranno composti da non più di 10 componenti eletti dagli organi elettivi dei comuni ricadenti nel territorio della Provincia : quindi non eletti democraticamente ma nominati di secondo livello e saranno coordinati dal presidente eletto  dai 10 consiglieri e senza nessuna giunta . Entro la fine del 2012 le Regioni dovranno definire la attribuzione delle competenze attualmente svolte dalle Province o ai Comuni o alle Regioni . Altrimenti scatteranno ,attraverso una clausola di salvaguardia ,i poteri sostitutivi dello Stato realizzando una ulteriore incredibile mostruosità giuridica: lo Stato che, violando una legge di primaria importanza come il testo unico sull’ordinamento degli EELL (dlgs 267/2000 e successive modificazioni) , che prevede dettagliatamente i casi di scioglimento dei consigli  provinciali, decide centralisticamente sulla decadenza di istituzioni locali democraticamente elette e di rilievo costituzionale!

Sono  in ogni caso chiarissime le due ragioni di fondo del nostro giudizio assai negativo sul provvedimento . In primo luogo evidenziamo che in nome di una battaglia sacrosanta contro i costi impropri della politica si tenta di azzerare una risorsa della democrazia,sancendo un pericoloso precedente con l ‘ attacco al sistema di elezione democratica degli EELL,innalzando ulteriormente soglie di sbarramento e centralizzando tutti i poteri nei Presidenti. Si inseriscono, infatti , - in una  legge che ha puntato solo a fare “cassa “ sulle pensioni e che tenta di risanare i conti pubblici tartassando solo i ceti più deboli – norme puramente ordinamentali il cui risparmio stimato è irrisorio rispetto ai numeri complessivi della manovra .Nel recente studio presentato dall ‘ UPI, redatto da ricercatori del CERTET Bocconi ,si stima il costo di funzionamento della rappresentanza democratica delle Province italiane nell’ 1,4 % ( 122 milioni ) della spesa corrente delle province stesse a fronte di compiti e funzioni che non sono certo eliminabili e che , se accentrate nelle Regioni o decentrate ai Comuni , rischiano- come affermato nella citata ricerca -di costare addirittura di più .

In secondo luogo si abbandona l’ idea – su cui da anni ci battiamo - di un futuro delle Province come soggetto istituzionale fondamentale  contro la crisi e per la tutela dei soggetti più deboli ; ente territoriale di governo  dell’ area vasta ,con un ruolo importante per la programmazione del territorio ,della salvaguardia dell’ ambiente e dei beni comuni ,del trasporto pubblico e della scuola e possibile protagonista di processi di sviluppo partecipativi ed ecocompatibili . In questi mesi, infatti, molti Comuni e Province hanno svolto un ruolo importante, più del governo, nel sostegno ai soggetti espulsi dal processo produttivo e a salvaguardia dei soggetti più deboli. Quando ribadiamo la necessità di salvaguardare il ruolo delle Province come governo democratico dell ‘area vasta lo facciamo ,allora ,  per permettere un livello di coordinamento dei 5.740 Comuni italiani inferiori ai 5.000 abitanti, che rappresentano una caratteristica peculiare ed una ricchezza dell’Italia

Molte province,infatti, in questi mesi,sono intervenute attivamente a favore dei lavoratori colpiti dalla crisi sia favorendo,con apposite convenzioni con le banche,la dilazione dei mutui casa per i cassintegrati e la riduzione di interessi e/o penalità,sia con misure di sostegno diretto o indiretto al reddito, a partire dall’anticipazione del pagamento della stessa cassa integrazione ai lavoratori e con altre misure ,pur necessariamente temporanee.

Le Province e più in generale il sistema degli enti locali hanno,insomma,fatto molto di più del governo contro la crisi pur con risorse e poteri limitati.

Come PRC  ci battemmo negli scorsi anni-spesso inascoltati anche dal centro-sinistra - con tutte le nostre forze ,in Parlamento,nei consigli e nelle associazioni autonomistiche , affinchè  si  definissero le funzioni fondamentali delle Province,nel rispetto dei principi degli articoli 118 e 119 del titolo V della Costituzione al fine di finanziare “integralmente le funzioni pubbliche attribuite”  prima dell’attuazione del disegno federalista , facendo precedere la definizione del federalismo stesso  dalla approvazione di un disegno organico di riforma degli EELL ,la “carta delle autonomie “ ; ed abbiamo contrastato ,come è stato possibile con le nostre forze,  la prassi ,inaugurata purtroppo anche da governi di centro sinistra e poi esasperata dal Governo Berlusconi , di intervenire ,negli ultimi anni sugli EELL solo con tagli dei trasferimenti (che sono diventati drammatici tagli ai diritti dei cittadini ) e riduzione delle rappresentanze democratiche ,introducendo di fatto sbarramenti politici che corrispondono a sbarramenti sociali. Non è un caso che il dibattito in Parlamento sulla “carta delle autonomie “ è fermo da anni in quanto si è scelto gravemente – da parte degli ultimi governi - di andare avanti sempre con provvedimenti disorganici,quasi sempre inseriti nelle manovre finanziarie approvate con la fiducia, invece di lavorare ad necessario riordino del ruolo delle autonomie finalizzato sia alla eliminazione di sprechi e duplicazioni che alla definizione dei compiti necessari per garantire ai cittadini diritti e servizi essenziali .

Per questi motivi siamo intervenuti col segretario nazionale Paolo Ferrero all’ assemblea nazionale dell’UPI del 6 dicembre “ esprimendo sostegno alla battaglia delle Province che è una battaglia di verità e di democrazia “,in particolare sulla proposta di stralcio di tutte le norme ordinamentali sugli EELL dalla manovra economica portata avanti per decreto dal governo Monti .Battaglia di verità e di democrazia perche la crisi non si può affrontare senza contrastare la politica della BCE che invece di contrastare gli speculatori con una politica espansiva ne subisce le ricette iperliberiste :la campagna  mediatica sulla inutilità e sui costi della rappresentanza democratica delle province copre solo un esigenza di portare avanti una politica antipopolare azzerando opposizione sociale e presidi democratici .

NON E’ INSOMMA ACCETTABILE CHE UN GOVERNO DI NON ELETTI DECIDA DI SCIOGLIERE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE COSTITUZIONALMENTE PREVISTE contando su un sostegno bipartisan di quasi tutte le forze parlamentari , in nome di un emergenza economica che viene invece usata per attaccare la rappresentanza democratica dei cittadini .

Per questi motivi abbiamo sostenuto con convinzione  l’ ordine del giorno proposto dall’ UPI nazionale e votato unitariamente in moltissimi Consigli Provinciali il 31 gennaio u.s. chiedendo ai  Parlamentari dei vari territori di farsi promotori di iniziative legislative volte a ripristinare “ l’esistenza delle Province intese come strumento di partecipazione democratica dei cittadini nel governo del territorio “ ed “ ai cittadini tutti ,agli uomini di cultura ,alle associazioni ed ai gruppi di volontariato di manifestare il loro amore per il territorio opponendosi all’ abolizione o allo svuotamento delle Province ,o alla loro trasformazione in enti nominati e non eletti direttamente dal popolo “ .  

Sono obiettivi assolutamente condivisibili per i quali negli organismi dell’ Upi e nei consigli provinciali ci siamo battuti con spirito unitario  avvertendo, tuttavia, ,che la battaglia per la democrazia e la partecipazione - di cui il ripristino di un ruolo significativo delle Province è espressione - non potrà essere vincente senza mettere in discussione la filosofia del Governo Monti e la fallimentare logica emergenziale che porta la gran parte delle forze parlamentari,compreso il PD , a sostenere  tale Governo .          

Facciamo infine appello ai Consigli regionali di pronunciarsi sulla incostituzionalità della norma , impegnandosi ad impugnarla davanti alla Corte Costituzionale.

 RAFFAELE TECCE Responsabile nazionale Enti Locali del PRC

 

PostHeaderIcon I referendum elettorali, mistificazione della democrazia

di Gianni Ferrara -  il manifesto, 13 settembre 2011
I referendum elettorali, mistificazione della democrazia - Nota di Gianni Ferrara - Fonte: il manifesto, 13 settembre 2011
pubblicata da Mimma Tisba il giorno giovedì 15 settembre 2011 alle ore 11.40
C’è un falso nell’attività pubblica che il codice penale ignora. È il falso nella comunicazione politica. Ha da sempre influito sulla vita politica italiana ma col berlusconismo la ha pervasa. Ora però da fonte diversa se ne sta praticando uno gravissimo di falsi a danno della fede pubblica, degli elettori, della democrazia italiana. A commetterlo sono i promotori dei referendum elettorali che strombazzano la loro avversione al porcellum ma mirano a restaurare il fratello gemello: il mattarellum. 
 
Sostengono che così, da una parte, sarà eliminato lo sconcio del “premio di maggioranza” che, in realtà, è attribuito alla minoranza più consistente trasformandola in maggioranza e, d’altra parte, sarà restituito agli elettori il potere di scegliere i loro rappresentanti. 
Mentono. 
Innanzitutto perché quesiti referendari volti a determinare precisamente, chiaramente, nettamente l’eliminazione dei vizi del porcellum c’erano. Erano stati proposti nel giugno scorso. Ma furono combattuti con furioso accanimento e con sciagurato successo proprio dai promotori dei referendum “pro mattarellum” inventati appunto per ostacolare una campagna referendaria che con quei quesiti, una volta approvati, avrebbero capovolto il porcellum da maggioritario in proporzionale. La restaurazione che si tenta col mattarellum è invece diretta proprio a riaffermare il sistema maggioritario di elezione, a garantirlo, consolidarlo, perpetuarlo. 
A di là dei moltissimi e fondatissimi dubbi sull’ammissibilità di tali referendum, alla stregua della giurisprudenza della Corte costituzionale in materia, va detto, nel merito, che i promotori dei referendum “pro mattarellum” mentono quando dicono di voler eliminare il meccanismo che trasforma la minoranza in maggioranza. Mentono perché il sistema che vorrebbero resuscitare, pur attribuendo un quarto dei seggi al sistema proporzionale, si fonda, per gli altri tre quarti, sul sistema maggioritario in collegi uninominali. Questo, tra quelli esistenti, è il sistema elettorale che determina il massimo di distorsione degli effetti collegabili alle pronunzie del corpo elettorale. Eleggendo un solo parlamentare per collegio, cioè il candidato che abbia ottenuto un voto in più di ciascuno degli altri, conferisce un premio implicito a tale candidato, un premio che, paradossalmente, è direttamente proporzionato al numero dei voti ottenuti … dagli altri candidati. Nullifica così il diritto universale ad essere rappresentati in Parlamento perché esclude dalla rappresentanza quegli elettori che non sono stati capaci di … indovinare, collegio per collegio, quale dei candidati avrebbe ottenuto quel voto in più che lo avrebbe fatto eleggere. Si consideri soprattutto che si tratta di elettori che non si riconosceranno nel rappresentante in Parlamento del proprio collegio, per tutta la legislatura, e magari legislatura per legislatura. Con conseguenze irreparabili sulla consistenza, l’effettività, la credibilità dell’eguaglianza politica, cioè sul principio fondante della democrazia. Ma, come ogni sistema elettorale della specie cui appartiene, il mattarellum può produrre addirittura un risultato complessivo rovesciato rispetto al voto della maggioranza degli elettori, il risultato cioè che la maggioranza dei seggi parlamentari risulti eletta dalla minoranza degli elettori, stante l’ineguale distribuzione delle scelte politiche tra le componenti geografiche del corpo elettorale. In Inghilterra è accaduto più volte. Non è vero, comunque, che il mattarellum, contrariamente al porcellum, esclude premi. È vero che li occulta. In tutte e tre le elezioni svoltesi con detto sistema (1994, 1996, 2001) il premio c’è stato ed è stato sempre superiore al 10 per cento dei seggi. 
Non è vero neanche che, come raccontano i promotori del referendum, col mattarellum è l’elettore che sceglie l’eletto. A sceglierlo invece sarà il leader del partito del candidato che, come è a tutti noto, provvederà a destinare nei collegi “sicuri” i candidati che vuol fare eleggere. Così come sceglierà quelli della quota proporzionale collocandoli nei primi posti della lista bloccata. Le somiglianze tra mattarellum e porcellum sono enormi, impressionanti. Non vederle, tacerle provoca domande sconvolgenti. 
Una maggioranza parlamentare così fatta quale autonomia potrà mai avere nei confronti di un tal leader diventato premier? Di quanto potere disporrà questo premier? L’esperienza dei governi Berlusconi non ha insegnato nulla? 
A quale sistema politico mirano i referendari-maggioritari? 
Militano, in gran parte, nel partito democratico, e si lasciano incantare da chi sdottoreggia che le elezioni servono a scegliere non la rappresentanza parlamentare, non il tramite dei titolari della sovranità e i suoi mandatari in Parlamento, ma chi deve governare disponendo nelle due Camere dei propri addetti alla traduzione in leggi dei suoi comandi. Si associano IDV e SEL miranti solo ad estorcere la leadership al partito maggiore della coalizione cui vogliono partecipare mediante quella pura mistificazione della democrazia che è la elezione primaria. 
La personalizzazione del potere è diventata quindi l’ideologia comune al centrodestra e al centrosinistra? 
Rinnegare la democrazia rappresentativa a favore dell’assolutismo elettivo è il nuovo credo di questo Paese? 
Insomma, una volta sconfitto Berlusconi, il berlusconismo trionferà condiviso? 
La prospettiva che si annuncia è questa. Rivelarla, denunziarla è doveroso. 
 

PostHeaderIcon Elezioni regionali del Molise - 16 e 17 ottobre 2011

 Il 16 e il 17 giugno si procederà alle elezioni del Presiente della giunta e del Congislio regionale del Molise. Sulla base dell'ultimo censimento i seggi da assegnare in Molise sono 30, di cui i quatto quinti (pari a 24) sono eletti sulla base di liste provinciali e sono ripartiti tra le due circoscrizione.
A Campobasso saranno eletti 17 consiglieri e ad Isernia 7 consiglieri.

 

PostHeaderIcon REFERENDUM 12 E 13 GIUGNO - VOTO FUORI SEDE

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Ultimo aggiornamento (Venerdì 20 Maggio 2011 15:48)