Il sistema di potere di Formigoni, sostenuto oltre che dal Popolo della Libertà, da Comunione e Liberazione, ma ancor più dall’appoggio della Lega Nord, marcio fino alle radici, si è, finalmente, dopo diciassette anni dissolto. Dissolvimento della maggioranza di centro destra, avvenuto essenzialmente non tanto per la fievole opposizione del centro-sinistra, ma per lo più a seguito di inchieste da parte della Magistratura. Tangenti, corruzione, istigazione alle prostituzione, malversazioni a più non posso che vedono sotto inchiesta non solo il presidente Formigoni e ben altri tredici soggetti tra vice-presidenti del consiglio regionale, assessori e consiglieri, ma anche decine di collaboratori ciellino-formigoniani.
Poche ore prima dello scioglimento del Consiglio Regionale della Lombardia, con 75 voti a favore e uno contrario è stato però approvato un maxi-emendamento alla legge elettorale. Legge elettorale che, mentre ha confermato in 80 il numero dei consiglieri regionali (mediamente uno ogni 125.440 abitanti), ha però abolito il cosiddetto “listino del Presidente”, a cui prima si attingeva con il premio di maggioranza. Premio di maggioranza che è stato confermato, con un calcolo matematico contorto, complicato, macchinoso e cervellotico, fino ad un massimo di 56 seggi.
Per partecipare alla ripartizione dei seggi è necessario il superamento del 3% di voti validi, se si corre da soli, mentre, se si è in coalizione, la stessa deve superare il 5% ed in questo caso non ci sono sbarramenti per le liste alleate. Novità riguardano l’obbligo, pena l’esclusione, che le liste di circoscrizione provinciale in vigore al primo gennaio 2012, a cui è assicurata una rappresentanza territoriale in seno al Consiglio Regionale, siano composte seguendo l’ordine di alternanza di genere. E’ stato poi stabilito il limite di due mandati per il Presidente.
Il testo delle legge è disponibile a questo
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Giancarlo Bandinelli (PRC Lombardia)