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PostHeaderIcon ELEZIONI REGIONALI IN LOMBARDIA - Nuova legge elettorale

Il sistema di potere di Formigoni, sostenuto oltre che dal Popolo della Libertà, da Comunione e Liberazione, ma ancor più dall’appoggio della Lega Nord, marcio fino alle radici, si è, finalmente, dopo diciassette anni dissolto. Dissolvimento della maggioranza di centro destra, avvenuto essenzialmente non tanto per la fievole opposizione del centro-sinistra, ma per lo più a seguito di inchieste da parte della Magistratura.   Tangenti, corruzione, istigazione alle prostituzione, malversazioni a più non posso che vedono sotto inchiesta  non solo il presidente Formigoni e ben altri tredici soggetti tra vice-presidenti del consiglio regionale, assessori e consiglieri, ma anche decine di collaboratori ciellino-formigoniani.

Poche ore prima dello scioglimento del Consiglio Regionale della Lombardia, con 75 voti a favore e uno contrario è stato però approvato un maxi-emendamento alla legge elettorale. Legge elettorale che, mentre ha confermato in 80 il numero dei consiglieri regionali (mediamente uno ogni 125.440 abitanti), ha però abolito il cosiddetto “listino del Presidente”, a cui prima si attingeva con il premio di maggioranza. Premio di maggioranza che è stato confermato, con un calcolo matematico contorto, complicato, macchinoso e cervellotico,   fino ad un massimo di 56 seggi.

Per partecipare alla ripartizione dei seggi è necessario il superamento del 3% di voti validi, se si corre da soli, mentre, se si è in coalizione, la stessa deve superare il 5% ed in questo caso non ci sono sbarramenti per le liste alleate. Novità riguardano l’obbligo, pena l’esclusione, che le liste di circoscrizione provinciale in vigore al primo gennaio 2012, a cui è assicurata una rappresentanza territoriale in seno al Consiglio Regionale, siano composte seguendo l’ordine di alternanza di genere. E’ stato poi stabilito il limite di due mandati per il Presidente. 

Il testo delle legge è disponibile a questo link

Giancarlo Bandinelli (PRC Lombardia)

Ultimo aggiornamento (Martedì 13 Novembre 2012 11:15)

 

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Ultimo aggiornamento (Lunedì 12 Novembre 2012 16:16)

 

PostHeaderIcon Sicilia: un voto che parla al paese

di Gianluigi Pegolo
Il risultato elettorale che si profila in Sicilia nelle elezioni regionali è clamoroso, talmente clamoroso da mettere in evidenza tendenze che trascendono il quadro regionale e parlano al paese. Mi riferisco in particolare al grado di disagio manifestato dall’elettorato e alla crisi profonda che tocca il sistema politico. Non vi è dubbio, infatti, che l’enorme incremento dell’astensione (quasi il 20% in più rispetto alle precedenti elezioni regionali) e il parallelo successo del Movimento 5 stelle indicano che la crisi della politica è giunta a livelli ben superiori di quanto si potesse immaginare solo poche settimane fa. Il Movimento 5 stelle ottiene con il suo candidato intorno al 18%, ma come lista supera il 14%, diventando il primo partito in Sicilia. E questo, si consideri, solo pochi mesi dopo le recenti amministrative nelle quali aveva ottenuto nei comuni del sud percentuali esigue.

Il fenomeno del “grillismo”, quindi, si afferma anche nella parte del paese dove sembrava - fino ad oggi - non riuscire a scalfire il tradizionale meccanismo del voto di scambio. Se proiettato sul piano nazionale un simile trend può annunciare in vista delle prossime elezioni politiche un risultato straordinario, tale da modificare la geografia politica del paese.
In questo contesto il PD, in alleanza con l’UDC, ottiene una vittoria significativa e si prepara a governare la regione. Non si tratta di uno sfondamento - se è vero che il confronto con le precedenti elezioni regionali, almeno a stare ai primi dati, evidenzia una sostanziale tenuta dello stesso PD e dei suoi alleati – quanto piuttosto del confermarsi di un peso elettorale significativo in presenza del crollo degli avversari del centro destra e in particolare del PdL. Il dato conferma così le tendenze generali che si riscontrano a livello nazionale ed in particolare: la irreversibilità del processo di disgregazione del centro-destra, lo spostamento del baricentro dell’area moderata verso i centristi e la tenuta del PD, non significativamente logorato dall’appoggio dato al governo Monti. Non vi è dubbio che un simile scenario incoraggia (anziché frenare) l’orientamento del gruppo dirigente del PD a stabilire un asse con le forze di centro nella costruzione di una nuova maggioranza di governo dopo le prossime elezioni politiche.
Infine, il risultato dell’alleanza di sinistra guidata da Giovanna Marano è deludente. La candidata presidente si attesta attorno al 6% e le due liste apparentate, quella dell’Italia dei Valori e quella unitaria in cui sono confluiti la FdS, SEL e i Verdi, non raggiungono ciascuna il 4%, non avendo quindi la possibilità di accedere alla ripartizione di seggi a livello regionale, data la particolarità della legge elettorale che prevede una soglia di sbarramento per singola lista del 5%, a prescindere dal risultato delle coalizioni. Questo esito insodddisfacente è certamente da mettere, in larga misura, in relazione con il cambiamento del candidato presidente. Come è noto, per irregolarità nella presentazione della candidatura di Fava, la coalizione di sinistra ha dovuto individuare un nuovo candidato nella persona di Giovanna Marano. Al di là del prestigio della nuova candidata, non vi è dubbio che il cambiamento abbia penalizzato seriamente la coalizione, anche per il paradosso del mantenimento nel simbolo di una delle due liste del riferimento al precedente candidato. In ogni caso è evidente che la scelta di partecipare alle elezioni con due liste apparentate anziché con una sola lista unitaria è stata un errore. Il problema naturalmente non si limita a questo. In particolare, il simmetrico risultato della lista del Movimento 5 stelle pone un problema di prima grandezza circa la rappresentanza dell’enorme disagio (sia politico che sociale) presente nell’elettorato. Dal voto siciliano emerge che tale disagio non si traduce che in minima parte nel sostegno alla sinistra, che sceglie invece altre strade, rifluendo in larga misura verso il disimpegno o premiando posizioni di ispirazione populista. Bisognerà attentamente riflettere su queste dinamiche. Siamo entrati in una fase del tutto nuova, uno scenario inedito, che richiede risposte altrettanto inedite.


Ultimo aggiornamento (Martedì 30 Ottobre 2012 09:08)

 

PostHeaderIcon ANTICIPAZIONE TERMINE PER PRESENTAZIONE LISTE


ESCLUSIVAMENTE PER QUESTA TORNATA ELETTORALE vista la coincidenza dei termini di legge per la presentazione delle liste, che sarebbero coincisi con la Pasqua, le liste per le elezioni che si svolgeranno domenica 6 e lunedì 7 maggio, si presenteranno  dalle ore 8 di LUNEDI’ 2 APRILE (fino alle ore 20) e dalle ore 8 fino alle 12 di MARTEDI’ 3 APRILE, presso gli uffici competenti.